C’è un momento preciso, in ogni giornata, quando il cielo diventa grigio latte e il mondo si ferma sulla soglia tra la Magia e la Realtà.
Le prime e le ultime ore del giorno sono istanti in cui il mondo non è del tutto sveglio, né davvero addormentato. Un tempo sospeso, come una stanza segreta senza porte: ci entri solo se sai che esiste.
Sulla soglia, la mente smette di girare a vuoto. Non calcola, non programma: contempla. Ogni simbolo che arriva può essere un seme di realtà nuova, la risposta cercata a lungo, una sfida inattesa o la gratificazione tanto mancata.
Qui, ogni rumore è amplificato: il fruscio del fiocco di Freya, il colpo lieve delle pagine che Argentia sfoglia da lontano, e quel respiro più lento che si fa prima di indossare il giorno nuovo o spogliarsi di quello passato.
Le forme mutano: una farfalla può diventare un leone, un leone può sciogliersi in pioggia sottile, e ogni goccia può contenere un volto che hai amato o temuto. I colori si accendono e si spengono, danzando come in un caleidoscopio vivo, e in ogni combinazione mostrano una diversa soluzione della stessa magia.
L’aria odora di cose impossibili: del ricordo di un’estate che sa di biscotti e fieno, della promessa di una neve che cadrà solo in sogno, dell’inchiostro delle storie che devono ancora nascere.
La gravità, a volte, dimentica il suo compito: gli oggetti fluttuano piano e i pensieri si lasciano sospendere, senza fretta di cadere a terra.
È un luogo in cui tutto è sul punto di diventare qualcos’altro — e la guardiana, Freya, decide quali metamorfosi lasciare passare. In quel momento, alcune storie si fanno avanti da sole, timide ma determinate, come gatti affamati. Quelle che non trovano il coraggio di oltrepassare la Soglia si fermano sulla linea invisibile, tremano, e svaniscono senza lasciare traccia. Quelle che custodiscono un fuoco dentro, invece, entrano.
Freya le conduce nel Solaio, dove potranno diventare magia.


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