Clara abita nella crepa dietro lo scaffale dei libri che nessuno osa sfogliare, nel punto più umido e sarcastico del Solaio. Non è una semplice lumaca: è magia rappresa in guscio, con un retrogusto di veleno nobile.

La sua presenza si annuncia prima di mostrarsi: una luminescenza giallo-verde, un odore sospeso tra inchiostro acido e tè dimenticato. È l’angolo che nessuno osa pulire, perché lì si deposita il pensiero non richiesto ma necessario. Nessuno l’ha mai vista entrare o uscire. Clara non arriva: è.
Non si affretta mai. Non per lentezza, ma per scelta. Ha capito molto presto che chi corre troppo spesso scappa, e chi parla troppo spesso copre qualcosa. Clara preferisce osservare. E quando parla, lo fa una volta sola.
Clara non consola. Considera il conforto una forma di ritardo.
Preferisce la precisione. Anche quando punge.
«Se ti senti a disagio,» dice, «non è sempre un problema. A volte è solo un segnale che stai finalmente guardando nella direzione giusta.»
Argentia non le parla direttamente. Si scambiano stoccate sottili — eleganza contro bava — e si stimano più di quanto sarebbero disposte ad ammettere. Si riconoscono, ed è proprio questo che le irrita. Lo specchio e la lumaca: una riflette, l’altra corrode. Una linea netta, una scia fosforescente. Argentia diffida della lentezza, Clara diffida della teatralità. Entrambe sospettano di avere un cuore. Nessuna delle due intende verificarlo.
Freya, ogni tanto, le porta i suoi biscotti preferiti. Senza domande. In cambio, Clara dispensa verità che graffiano lo stomaco: difficili da digerire, impossibili da ignorare.
Il suo hobby preferito è l’uncinetto esistenziale. Lavora a una coperta per contenere il proprio disprezzo: punto a spirale, nodo dopo nodo, ogni anello è un microtrauma che ha deciso di non risolvere. Non perché non possa. Perché non tutto va risolto. Alcune cose vanno capite. E poi lasciate lì, dove stanno.
La sua vera passione è scrivere per il Giornale del Sottovaso, sezione “Verità lente ma inesorabili”. I titoli sono sempre impeccabili:
• “Guida acida alla sopravvivenza emotiva tra muffe e vicini invadenti”
• “Perché gli umani parlano tanto e dicono poco?”
• “La mia verità? È l’unica degna di esistere.”
Non è un’opinione. È una posizione.
I pezzi arrivano su pergamena asciugata al sole, arrotolata con una scia di bava fluorescente che funge da sigillo editoriale. Nessuno la contesta apertamente. Non per rispetto. Per cautela.
Clara non cerca di avere ragione.
Parte dal presupposto di averla.
E così, nel suo piccolo regno umido, osserva, striscia e giudica. Non consola, non addolcisce, non spiega.
Lascia una traccia.
E se brucia un po’, è perché era vera.


Lascia un commento