Era un martedì incerto.
Di quelli che non sanno se vogliono essere ardenti come una sauna finlandese o generosi e accoglienti come una brezza marina. Un giorno a metà, come un biscotto lasciato troppo a mollo nel tè.
Freya stava ancora stiracchiandosi tra le coperte, quando sentì un tic tic tic! sul vetro.

— «Freyaaaa! Svegliati! Scandalo in via del Basilico!» — trillò Pico, già in bilico sul solito ramo.
Con un sospiro regale, Freya sbirciò da sotto la copertina.
— «Sarà meglio di martedì scorso? Perché l’intera faccenda della signora Tozzi che parla nel sonno con i sottaceti non meritava il risveglio prima delle dieci.»
— «No no, questa è grossa. Le ciabatte del signor Armando… ballano! E pare con una grazia imbarazzante. Dalle tre di notte! Da sole! Nessuno sa perché.»
Freya si sollevò, un solo orecchio piegato verso Pico.
— «Interessante. Estremamente sospetto. Potrebbe essere un effetto collaterale dell’Incantesimo per Calzature Intelligenti che ho sperimentato ieri sera…»
— «Ma l’hai completato?» Pico era appeso a un rametto, con la sciarpetta che sventolava come una bandiera da battaglia.
— «Solo in sogno. O almeno… così credevo.»
Freya guardò verso Argentia, pensando alle pantofole animate e a un ballo collettivo delle scarpe del vicinato.
— «Ari… ho forse lanciato un incantesimo in sogno?» chiese, mentre si pettinava distrattamente i baffi con una zampa.
— «Oh, di sicuro. Hai sognato con troppa intensità, mescolando un desiderio, un pizzico di noia e un frammento di vecchia formula per calzature animate. Il risultato? Coreografia notturna con pantofoline.
Poteva andarti peggio. Potevi evocare un’intera compagnia teatrale dentro al comodino.»
Freya sospirò.
— «Allora dovrò risolvere il guaio.»
— «Oh sì, risolvi pure. Ma ti avverto: le ciabatte stanno guadagnando sicurezza in sé stesse. Hanno iniziato a esprimere opinioni.»
— «Cosa?»
— «Una di loro ha dichiarato: “Meritiamo un tappeto rosso.” E ha iniziato a scioperare.»
Freya si voltò verso la finestra, decisa. Era il momento di agire — prima che le calzature del quartiere fondassero un sindacato.

Freya arrivò in via del Basilico con passo deciso e un cappellino da investigatrice incantatrice, modesto ma dallo charme innegabile. Pico le svolazzava accanto lanciando aggiornamenti:

— «Le pantofole hanno coinvolto anche i mocassini della signora Lella. Stanno provando un passo a due.»
— «Chi guida?»
— «La pantofola sinistra. Ha molto carisma.»

Nel cortile del palazzo 7B, un piccolo pubblico era già in cerchio, dando voti e dibattendo tecnica e pathos della coreografia.
Al centro, su un tappeto persiano un po’ scolorito, un paio di ciabatte in velluto rosso con stemma dorato eseguivano un valzer impeccabile.

Il signor Armando era in lacrime.
— «Non riesco più a infilarmele! Mi dicono che ho il piede pesante e lo spirito poco poetico!»

Freya si sedette sul primo gradino. Guardò la scena con occhi attenti, poi estrasse dalla borsetta una fialetta etichettata:
“Rimedio per incanti troppo entusiasti – uso esterno (preferibilmente su oggetti con suola).”

Pico la fermò con una nota vibrante nella voce:
— «Sei sicura di voler spezzare un incanto nato da un desiderio? Magari qualcuno — non dico chi — desiderava un po’ di leggerezza qui al piano terra.»

Freya si morse un baffo. In effetti, le ciabatte erano stranamente felici.
E non solo loro: un paio di stivali da pioggia stavano battendo il tempo, e delle babbucce con le renne avevano avviato un tip tap scintillante.

Pico sospirò:
— «Abbiamo creato un’intera scuola di ballo calzaturiera. Se questa cosa arriva al Ministero della Discrezione Magica, ci sospendono la licenza felina.»

— «Shhh.» Freya zittì tutti.

Le ciabatte, dopo un’evoluzione armonica, si voltarono verso Freya. Con un inchino teatrale, chiesero al pubblico se meritavano di continuare.
Il pubblico, compiaciuto, rispose all’unisono: «Sì!»

Freya alzò una zampa e recitò:

“O scarpe viventi, sentite il mio appello:
smettete di danzare solo per zelo.
Quando il sole sarà alto e il mattino sereno,
tornate docili, senza alcun freno.”

Il signor Armando si avvicinò alle sue ciabatte e le accarezzò.
— «Forse… non è male convivere con scarpe che sanno sognare.»

La sera, lasciava apposta spazio in salotto per farle danzare. Si sedeva con una tisana, e le guardava volteggiare come vecchie amiche.

Pico, però, non era tranquillo.
— «Freya… le babbucce col tip tap. Hanno fatto l’occhiolino. Giuro.»

Freya alzò una zampa verso il cielo:
— «Nessun incantesimo si annulla davvero. Si trasforma. E noi… teniamo d’occhio le suole.»

E nel Grimòire comparve una nuova nota:

“Ogni incantesimo maldestro può diventare armonia,
se trattato con rispetto…
e una goccia di valzer in sogno.”

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