Tra piume, pettegolezzi e sciarpe smarrite – Vita (quasi) vera di Pico

Nel Solaio esiste un istante preciso, solitamente all’alba, in cui qualcuno atterra senza invito, con l’irruenza di una notizia urgente che nessuno ha richiesto. Quel qualcuno è Pico, un pennuto assolutamente certo di essere atteso e necessario

Pico, artista delle magie storte

Tra piume arruffate, pettegolezzi freschi di stampa e sciarpe smarrite, Pico rivendica il ruolo di perno centrale del Solaio. Nessuno gli crede, ma lo afferma con una convinzione così granitica che Argentia e Freya, per puro istinto di sopravvivenza, evitano di contraddirlo.

Pico è un piccione viaggiatore, ma non nel senso epico o romantico del termine. È un viaggiatore informativo. Bianco, aggraziato e punteggiato da alcune piume grigio argento che lui definisce — con un termine tecnico inventato sul momento — “sfumature tattiche di prestigio”. Ha un becco affilato come un punto esclamativo e due zampette nervose che ignorano il concetto di stasi, specialmente quando il buonsenso gli suggerirebbe di tacere.

Fece il suo ingresso nella vita di Freya con una nonchalance studiata, oscillando pericolosamente tra l’insicurezza di un artista maledetto e l’arroganza di uno snob certificato. Quella prima volta indossava una sciarpa rossa trovata tra le cianfrusaglie di un terrazzo: secondo lui, non era spazzatura, ma un cimelio “in attesa di essere valorizzato dal collo giusto”.

Da allora la sua collezione di sciarpe dal design discutibile divenne pressoché infinita, mentre i picchi di arroganza si fecero leggermente più rari. Freya, però, dovette iniziare a confinare sempre più spesso la sua “vena artistica”.

Ogni settimana il Solaio è costretto a subire:

  • Ballate rétro cantate fuori tempo.
  • Sculture d’avanguardia realizzate con molliche e mozziconi (decisamente alternative).
  • Performance silenziose che durano troppo poco o decisamente troppo.

Pico si sente un genio incompreso. Per consolarsi dall’ingratitudine del pubblico, osserva le vite degli altri. E, ovviamente, le riporta. Sa tutto. O meglio, sa quanto basta per colmare i vuoti con una sicumera imbarazzante. Sa chi ha litigato per un posto auto, chi ha cambiato le tende per nascondere segreti inconfessabili e chi finge un’indifferenza che non possiede.

Ogni mattina si posa sul ramo accanto alla finestra del Solaio e, con la dedizione di un cronista di guerra e l’entusiasmo di chi si ascolta molto volentieri, aggiorna Freya su quello che è successo mentre lei viaggiava nei sogni.

Freya non lo interrompe. A volte lo ignora, a volte prende appunti, a volte annuisce con un interesse sospetto. Ed è qui che Pico dovrebbe tremare. Perché le sue soffiate, rielaborate dalla creatività felina, finiscono dritte nel calderone degli incantesimi. E poiché le magie di Freya hanno una tendenza naturale all’anarchia, Pico finisce spesso per diventarne la cavia, il catalizzatore o, nei casi peggiori, la cancelleria ufficiale.

Lui sostiene che si tratti di collaborazioni. Il resto del Solaio parla di effetti collaterali. Pico non accetta questa lettura. Ha preparato una controreplica. La sta ancora rifinendo.

Negli ultimi tempi ha deciso di formalizzare il proprio ruolo.

Si presenta come Gran Maestro dell’Ordine della Piuma Perduta, Consulente Supremo per le Magie Ardue e le Emergenze Estetiche del Solaio Incantato, Viaggiatore, Pensatore e Testimone Oculare del Destino.

Nessuno ha mai controllato le sue credenziali, ma la sciarpa (stavolta viola con farfalle gialle) conferisce al tutto una parvenza di autorità.

Pico continua a volare, osservare, raccogliere dettagli e restituirli con una sicurezza ammirevole e una precisione… variabile.

Perché nel mondo di Freya la verità non è mai solo una questione di fatti.

È una questione di stile. E su questo, Pico non accetta lezioni da nessuno.

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