Quel lunedì, nel Solaio incantato, l’aria era più tesa di una cucitura pronta a cedere al primo starnuto.
Freya saltellava da un armadio all’altro, preda di un raro – e potenzialmente pericoloso – stato di agitazione estetica.

«Argentiaaa! Dove ho messo il papillon dorato? Quello che profuma di potere e compromessi diplomatici!»

Lo specchio sospirò, con l’aplomb di una diva stanca del dilettantismo altrui.
«Freya, temo che profumi solo di vanità repressa e scelte discutibili. Ma fa’ pure.»

Freya ignorò l’insulto con eroica determinazione. Si infilò il papillon con un gesto deciso e si lanciò verso il barattolo del glitter incantato.

Era già in ritardo per un pranzo ufficiale con l’Airone Dogmatico, alto rappresentante del Dipartimento per il Decoro Pubblico di Codeville: una creatura longilinea, giudicante e inflessibile, che non rideva dal 2007 e considerava l’improvvisazione una malattia morale.

Non nutriva grande stima per le virtù feline, ma riteneva che la presenza di Freya potesse risultare “educativamente tollerabile” e “strategicamente utile” sul piano dell’inclusione istituzionale.

Un onore. O una condanna.

Leggermente terrorizzata — e magnificamente inadeguata — Freya si rivolse al Grimòire:
«Dammi la formula per l’incantesimo di perfezionamento estetico felino. Versione rapida. Effetto wow. Ma sobrio. Ma wow.»

Il libro sbuffò, indignato da tanta imprecisione mentale, ma si aprì comunque sulla pagina giusta, con l’aria di chi lo fa solo per dovere superiore.

Glittera vibrissis,
mundus fiat plausibilis,
manifestum Armonia,
sed parum… et via follia.”

Freya si lanciò nella declamazione con tutta la solennità che il papillon le conferiva, ma a metà della formula slittò rovinosamente sulla scia di bava lasciata da Clara.
Il mondo vacillò. L’incantesimo deragliò in un grido stonato e disperato:
«MANIFESTUM… Aaaaarrr… ANARCHIIAAAAA TOTAALEEE, DIAMINEEEEE!»
Nel giro di pochi secondi, il solaio fu travolto da piume, polvere luccicante e un odore sospetto di lozione al timo scaduta.
La magia, lievemente alterata, prese vita con spavalda indipendenza.

Quando il fumo si dissipò, Freya riapparve davanti allo specchio in un tripudio di caos decorativo: piume sospese sopra la testa come pensieri sbagliati, glitter fino all’ultimo baffo, un papillon storto ma orgogliosamente dorato — e tre code ondeggianti, come se una sola non bastasse più.

Argentia la osservò a lungo, poi decretò, con gelida poesia:

«Quando l’eleganza si suicida con grazia.»

Freya si leccò una zampa.
Si ammirò nel riflesso.
E dichiarò, solenne:

«Lo stile, dopotutto, non è forse una forma di magia sbagliata al punto giusto?»

Il Grimòire tremò d’indignazione.

Ma la gatta era già partita per l’incontro, certa di una verità fondamentale:
se non poteva incarnare la perfezione… avrebbe lanciato una nuova tendenza.

Maldestra.
Scandalosa.
Ma innegabilmente affascinante.

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