Ogni sabato, Freya, indaffarata e con l’aria di chi ha molte più vite da vivere oltre a quella in corso, prendeva il suo cestello di vimini stregato, che aveva il vizio di sussurrare opinioni non richieste su tutto, e si incamminava verso il mercato delle magie piccole e grandi.

Il mercato non apriva mai alla stessa ora.
A volte all’alba, a volte solo quando il cielo si tingeva di viola muschio.
Lo trovavi solo se avevi dimenticato cosa stavi cercando.
Freya si aggirava fra le bancarelle fluttuanti, con la lista sgualcita infilata sotto la zampa e un occhio attento ai sogni in saldo.
Scelse come sempre i biscotti delle riflessioni dolci, croccanti fuori ma pieni di dubbi teneri all’interno.
Ne mise tre: uno a forma di punto interrogativo, uno con glassa di indecisione al limone,
e uno che faceva domande anche dopo essere stato mangiato.
Poi passò al banco delle tisane incantate, dove una vecchia donnola annusava le emozioni dei clienti prima di consigliare il miscuglio giusto.
Per Freya, mescolò:
– fiori che calmano l’anima
– foglie raccolte durante una crisi esistenziale lieve
– una scaglia d’argento di silenzio serale
Nel cestello finirono anche:
Chiodini dorati per trattenere i sogni quando cercano di scappare dal cuscino.
Piuma di gufo notturno con residui di saggezza sarcastica.
Polvere di stelle esauste, utile per illuminare i pensieri sfilacciati.
Bollicine di leggerezza, intrappolate in ampolle di vetro sottile, da rompere solo quando i doveri diventano troppo rumorosi.
Un secondo in più al giorno, venduto in bustine da tè.
Si dice che, se bevuto in un momento sincero, allunghi la pazienza.
Lettere mai spedite, da utilizzare nei rituali di perdono verso sé stessi.
Ricordi immaginari, che non sono mai accaduti, ma che fanno compagnia.
Filo spinato di ironia morbida, per ricucire il cuore senza che si noti troppo.
Alla fine, stanca e piena di incanti non urgenti ma necessari, Freya si sedette su una panchina che cambiava forma a seconda dell’umore. Quella mattina era una nuvola solida, con braccioli a forma di punto e virgola.
“Non ho trovato quello che cercavo,” disse al cestello.
“Ma ho trovato tutto quello che non sapevo di volere.”
Il cestello sbuffò con affetto.
E insieme tornarono al Solaio.


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