Freya si era svegliata male. Anzi, non del tutto.
Aveva pensato, con la testa ancora sotto il cuscino:

“Ma perché il mondo dev’essere crudele solo con me?”

Così era andata da Argentia, per rovinare la giornata pure a lei.

Ari… Dopo una settimana di lavoro intenso, mi sono stancata.
Le magie non mi vengono più. Chiudo il solaio. Basta. Sciopero.

Socchiuse gli occhi, ma non smetteva di scrutare lo specchio, cercando di capire se la posa tragica avesse fatto effetto.

Argentia, con uno scetticismo limpido stampato sulla superficie liquida, alzò un sopracciglio invisibile e rispose:

Tesoro. Cos’è questo tono teatrale… Fermati, ti viene male.

Coooosa? Il mio tono? — disse allungando le parole.

Tonno? — riprese subito Argentia. — Ecco, brava.
Sembri più un tonno tragico, issato sulla coda, con lo sguardo che perfora i cieli in cerca di senso.
Un tonno epico. Il primo della sua stirpe a interrogare l’universo.

Ugh. Ma con te neanche una minima soddisfazione!

Gatta mia… Se ti svegli nel mezzo dell’opera e gridi al cielo del solaio:
“Che fare? Che fare?”
Che risposta ti aspetti?
Che fare? Nulla.
Fermati.
Ruba la sciarpa a Pico. Siediti sul tappetino preferito.
Questa non è stanchezza. È una rivelazione.

La sciarpa?! E a cosa mi serve?

A niente. Ma intanto ti distrai.
E liberi spazio nella testa per pensieri più utili.
Così la rivelazione entra pian piano.

🎭 Conclusione:

Se ti senti un tonno tragico, fallo con stile.
Fai il tonno d’altura — quello che nuota in acque profonde,
non il tonnetto in scatola dell’autosvalutazione.

Lascia un commento