Nel Solaio esistono giorni in cui anche la magia perde la pazienza.
Questo fu uno di quelli.

Quella volta che Freya litigò con Argentia, offese il Grimòire, fece piangere Clara e promise a Gustavo di farlo a fette (in senso puramente culinario, ma con una certa convinzione), il Solaio trattenne il respiro.

Non era una di quelle giornate storte da raddrizzare con un tè caldo e un incantesimo mal riuscito.
No.
Era una di quelle giornate in cui persino le travi sembravano prendere le distanze.

Argentia aveva smesso di riflettere per protesta.
Il Grimòire si era chiuso da solo con un tonfo giudicante.
Clara si era ritirata nella crepa, lasciando dietro di sé una scia particolarmente acida.
E Gustavo…
be’, Gustavo stava preparando una teoria sull’inutilità dell’esistenza che iniziava stranamente da un coltello.

Freya osservò tutto questo con una dignità felina leggermente incrinata.

Poi prese una decisione.

Se il Solaio non era più all’altezza della sua complessità emotiva…
allora sarebbe stata lei ad andarsene.

Con eleganza e un certo dramma.

Pico arrivò immediatamente e in meno di tre minuti preparò:
– un fagottino con oggetti assolutamente inutili ma altamente simbolici,
– due piume decorative (per “il tono emotivo”),
– e un elenco dettagliato di chi avrebbe sentito la mancanza di Freya (stilato interamente da lui).

Freya lo lasciò fare.

Uscì dal Solaio con passo lento, portando con sé il suo bagaglio di dignità, drammi e biscotti avanzati.

Fece tre passi.

Si fermò.

Un dettaglio, minuscolo ma decisivo, attraversò il suo pensiero con la precisione di un incantesimo riuscito male.

La teiera.

Sul fuoco.

Ancora accesa.

Freya socchiuse gli occhi, con quella calma tipica di chi sta per prendere una decisione molto razionale e assolutamente non emotiva.

«Torniamo indietro.»

Pico inclinò la testa. «Ripensamento?»

Freya lo guardò appena.
«Responsabilità. Il Solaio, senza di me, rischia di prendere fuoco.»

Pico annuì, profondamente colpito.
«Leadership.»

E così rientrarono.

Con la stessa eleganza con cui erano usciti,
come se tutto fosse stato previsto,
calcolato,
inevitabile.

Dentro, il Solaio li accolse senza commentare. Come se nessuno, nemmeno per un attimo, avesse davvero pensato di lasciarlo.

Ma la teiera, sul fuoco, fischiava già da un po’.

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