Conversazione alla luce della candela n.7
(Antidoto per giornate opache. Registrata nel Grimòire con tracce di zucchero a velo.)

Freya prese una decisione.
Per certe giornate opache, serviva un antidoto speciale: brioche alla crema, ancora tiepida, con il bordo leggermente caramellato e quella spolverata di zucchero che ti resta sulle dita.
E — importante — niente sensi di colpa.
Era moralmente pronta al primo morso.
Alzò lo sguardo verso lo specchio e dichiarò solennemente:
— Allora che il rituale abbia inizio.
Ma la luce della candela si offuscò.
Forse per un soffio di vento. O forse per un grugnito giudicante proveniente dalla cornice.
Con la bocca già lievemente impiastricciata di crema, Freya protestò:
— Non guardarmi così, Ari. È solo una brioche.
Argentia, sospirando con eleganza, rispose dalla cornice:
— “Solo” una brioche… Come se non custodisse almeno tre forme di nostalgia, due desideri repressi e una tentazione quasi filosofica.
— È ripiena. E io oggi pure.
Di pensieri stanchi. Ho bisogno di consolazione.
— Allora forse è la crema a cercarti, non il contrario.
E tu, con la tua consueta indulgenza felpata, le hai aperto la porta.
Freya strinse gli occhi, sospettosa.
— Stai cercando di estorcermi un morso… con la retorica?
Argentia rispose dopo una lunga pausa, guardando altrove:
— Io non ho denti.
Ma se accidentalmente ricevessi un pezzo… Preferirei la parte con più farcitura.
Freya sospirò, arrendendosi all’evidenza:
— Lo sapevo.
Specchio, specchio delle mie zampette… sei golosa e non lo ammetti.
— Preferisco dire che contemplo la dolcezza.
Non la consumo. Ma, per la coerenza del rituale… potrei sacrificarmi.
Freya staccò un pezzo succoso, lo posò con cura sul piattino e, con una zampina regale, lo spinse verso Argentia.
Si udì un suono melodico — qualcosa tra un clic e un tintinnio antico.
E il pezzo… sparì.
La cornice brillava, appena.
Argentia taceva, visibilmente compiaciuta.
La giornata stava migliorando per tutti.

