Conversazione alla luce della candela n.12

Era una di quelle sere in cui il Solaio sembrava più silenzioso del solito.

Non il silenzio buono — quello morbido, pieno di possibilità, che sa di tè e pagine sfogliate. Era il silenzio di quando i pensieri smettono di fare rumore fuori e cominciano a farlo dentro.

Freya era ferma davanti allo specchio.

Immobile come solo i gatti sanno essere quando stanno guardando qualcosa che non si vede con gli occhi.

Fissava il suo riflesso con l’intensità di chi sta cercando un difetto di fabbricazione nell’universo. La candela tra loro tremava, proiettando ombre che non aiutavano affatto l’autostima felina.

— Argentia…
esordì Freya con un tono che presagiva guai metafisici.

— Sì, gattina mia?

Freya esitò qualche secondo.

— Secondo te… la bellezza ha una regola precisa? Non riesco a spiegarla nemmeno a me stessa.

Lo Specchio rimase in silenzio un momento — riflettendo la domanda insieme a un granello di polvere, con la stessa imperturbabilità riservata a entrambi.

— Se si può spiegare, Freya, forse non è bellezza.

La frase rimase nell’aria.

Freya la lasciò galleggiare. La girò da una parte. Dall’altra. La annusò con diffidenza, come si fa con le cose che sembrano innocue e non lo sono.

— Quindi è una trappola.

— No. È un incontro. Uno di quelli che non entrano facendo rumore.

La superficie dello specchio increspò appena il riflesso della candela.

— Hai mai notato, — continuò Argentia, — che la vera bellezza non si mette quasi mai in posa?

Freya elaborò la frase con la velocità di chi la sta già traducendo in qualcosa di più urgente.

— Ma allora niente baffi pettinati? Niente fiocchi posizionati con precisione chirurgica? Tutto inutile?

— No, quello puoi farlo, — concesse Argentia. — Il problema comincia quando lo fai solo per cercare approvazione. La perfezione, gattina, è spesso una maschera rigida. Immobilizzata dalla paura di cambiare.

Freya abbassò lo sguardo verso il fiocco che si era sistemata poco prima.

— Quindi tutta questa fatica per sembrare impeccabili… serve a poco?

— Serve soprattutto a stancarsi moltissimo.

Freya sollevò immediatamente il muso.

— Ma di questo passo arrivi a sdoganare la sciatteria. L’eleganza è un dovere civico! I fiocchi sono istituzionali!

Argentia emise qualcosa che somigliava a un sospiro poco paziente ma affettuoso.

— Non trasformiamo il Solaio in una tragedia estetica, però.

La gatta strinse gli occhi con sospetto.

— Quindi la bellezza resta.

— Sì. Ma la vera bellezza non sparisce sotto la luce sbagliata. Si rivela proprio nel dettaglio che stona con grazia.

Freya tornò a guardarsi. Il fiocco decisamente storto, i baffi disordinati, la coda piegata male.

— Mh. — disse alla fine. — In pratica mi stai dicendo che potrei essere un capolavoro accidentale.

— Tragicamente plausibile, Freya. Tragicamente plausibile.

← Torna alle favole di Argentia