Incidenti cosmici minori

Il blu della notte stava virando al viola.

“Che scelta cromatica ardua,” pensò Freya, cercando di sembrare lucida almeno a se stessa.

Fece un passo.
Poi un altro.
Poi un terzo che, non essendo previsto, la portò in una direzione non concordata con il resto del corpo.

Le stelle — che fino a quel momento si erano comportate con grande professionalità — decisero di triplicarsi e danzare. Come se non bastasse, iniziarono anche a fare commenti profondamente irrispettosi nei confronti della sua grazia felina, già in condizioni precarie.

Freya provò a indignarsi. Era un suo diritto.

Cercò la postura migliore per non sembrare patetica durante l’eventuale replica alle stelle, ma inciampò di nuovo.

Seguì un’imprecazione che conteneva il blu, il viola, le stelle che ballavano senza permesso, tutti i santi disponibili per nome e cognome, alcune opere culinarie di dubbia provenienza e una serie di relazioni parentali tra questi elementi cosmici che nessun astrofisico aveva mai considerato.

Era creativa e, in qualche modo, commovente.

Niente da fare, però.

Lo sciroppo di allegria proibita girava ancora nelle vene feline con scandalosa indifferenza per le conseguenze — minando, nell’ordine: la vista, la stabilità, la dignità e quella parte del cervello responsabile delle decisioni che sembrano buone sul momento.

Freya si fermò.
Guardò il cielo.

Il cielo, con le sue stelle triple e danzanti, non sembrava particolarmente dispiaciuto.

— Benissimo, — disse a nessuno in particolare, con la solennità di chi ha perso ma non lo ammetterà mai ufficialmente.

Poi si sedette sulla panchina con tutta la grazia che le rimaneva disponibile.

Che non era molta.

Ma il bello delle notti profondamente discutibili è che, a un certo punto, anche la dignità smette di opporre resistenza… e si limita a sedersi accanto a te in silenzio.

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