
Sulla superficie dorata del tè verde fumante si riflettevano i baffi storti di Freya, il lento ondeggiare delle tende e perfino le posate della cucina, impegnate in una conversazione che le riguardava solo in parte.
Nel tè si riflettevano molte cose. A volte persino mondi interi.
Fu per questo che Freya non si stupì subito quando vide comparire una nuvoletta.
Piccola, spettinata, leggermente ammaccata su un lato.
Galleggiava sulla superficie della tazza come se non avesse ricevuto istruzioni precise sul funzionamento della realtà.
Freya socchiuse gli occhi.
La nuvoletta fece un cenno impacciato.
Freya alzò lo sguardo.
Fuori dalla finestra la stessa nuvoletta stava bussando pianissimo contro il vetro.
Toc. Toc. Toc.
Come qualcuno che spera di essere invitato ma è pronto a scusarsi se disturba.
Freya aprì la finestra. Entrò un soffio d’aria fresca e, subito dopo, la nuvoletta.
Profumava di pioggia trattenuta troppo a lungo.
«Hai un’aria terribile» osservò Freya.
«Ho litigato con il cielo» confessò la nuvoletta.
Era una questione meteorologica, una di quelle importanti.
Il cielo sosteneva che fosse il momento di scaricare la pioggia sopra le strade troppo rumorose, un riccio troppo lento e una coppia di poeti malinconici.
La nuvoletta si era rifiutata.
«Perché?»
«Amo la poesia, approvo la lentezza, e i rumori non mi infastidiscono.»
Freya trovò l’argomentazione impeccabile.
Così la nuvoletta, ferita nel suo piccolo cuore vaporoso, aveva deciso di prendersi una pausa.
E dove fare meglio una pausa se non nel Solaio di una gatta distratta, vagamente magica e notoriamente incapace di giudicare le decisioni discutibili degli altri?
Restarono in silenzio per un po’. Freya sorseggiava il tè, la nuvoletta si era accomodata sopra il paralume della lampada, facendola sembrare una luna mattutina.
Freya guardò la tazza di tè ormai tiepida. Poi guardò il vecchio annaffiatoio di zinco nell’angolo del solaio.
«Il cielo è troppo grande per discutere,» disse la gatta. «E gli orti sono posti terribilmente formali. Ma qui abbiamo tre vasi di gerani e un cactus solitario che non fiorisce da anni. Se proprio devi fare qualcosa di sconsiderato, questo è il posto giusto.»
La nuvoletta vibrò d’argento, poi si fermò sul davanzale. Restò lì per qualche minuto insieme alle piante.
Nessuno seppe mai di cosa parlarono. Fatto sta che, quando la nuvoletta riprese il volo, le foglie dei gerani brillavano di fucsia a strisce gialle, il cactus portava un enorme fiore viola e l’aria aveva il profumo delle cose andate meglio del previsto.
Nessuno fece domande.
Nel Solaio si considerava cattiva educazione indagare troppo sui miracoli.
Cinque minuti dopo, sul tetto iniziò a tamburellare il rumore della pioggia. Freya guardò dentro la sua tazza di tè: la superficie era tornata liscia e dorata, ma sul fondo, per un attimo, vide brillare un piccolo, minuscolo arcobaleno.

