
Freya guardava il fiore.
Il fiore guardava Freya.
Nel parco si stava consumando un micro dramma botanico di straordinaria inutilità.
La minuscola irritante margherita viola, appoggiata stancamente al bordo dell’aiuola, aveva l’aspetto di qualcuno che aveva combattuto troppe primavere senza mai ricevere nemmeno un vaso decente in segno di riconoscenza.
I petali scolorivano verso i bordi con ostinazione quasi offensiva. Le foglie si piegavano in direzioni prive di qualunque disciplina estetica. Eppure non c’era in lei alcuna vergogna.
Se ne stava lì. Storta, sfatta, noncurante dello sfarzo che le passava accanto. Occupava uno spazio periferico del giardino — almeno aveva avuto il buon senso di non sistemarsi al centro — ma disturbava l’intera composizione floreale con la sua imperfezione appassita.
Freya la fissava con crescente irritazione. «Potresti almeno avere il buon gusto di sparire con discrezione» «Esiste un limite oltre il quale la dignità dovrebbe accompagnarsi a una moderata sparizione scenica» borbottò.
La margherita non rispose, ma oscillò appena sotto il vento. Quella minuscola indifferenza irritò Freya ancora di più. Perché i fiori opulenti del centro aiuola facevano di tutto per essere ammirati.
Lei no.
Non cercava attenzione, non tentava nemmeno di sembrare bella.
Freya si accorse, con certo stupore, che non riusciva a smettere di guardarla.
Quella margherita era oltre la seduzione.
Eppure ancora viva.
Rimase a fissarla ancora per cinque minuti, aspettando che il fiore cedesse, che mostrasse almeno un segno di appassimento o di timidezza.
Niente.
La margherita continuava a ignorare il resto del parco con una maestosità da sovrana in esilio.
Freya emise un piccolo sospiro contrariato. Detestava quando le cose sgangherate pretendevano di avere ragione.
Si avvicinò ancora di più, finché il suo naso rosa non sfiorò il centro ingiallito del fiore.
«Francamente,» disse, «trovo il tuo atteggiamento quasi provocatorio. Sappi che se domani trovo un bruco sulla tua foglia peggiore, non alzerò un baffo per salvarti.»
La margherita oscillò appena.
Freya non fece magie eclatanti, ma lasciò cadere un singolo, impercettibile soffio sul gambo storto. Non per raddrizzarlo, sia chiaro. Sarebbe stato un insulto. Solo per assicurarci che quella magnifica, irritante anarchia viola avesse abbastanza forze per resistere un’altra settimana. Poi si voltò e se ne andò, fiera di aver trovato finalmente qualcuno più testardo di lei.

