
Una sera Clara si stava dedicando al suo hobby preferito: l’uncinetto esistenziale.
Lavorava lentamente a una coperta color verde muffa destinata, a suo dire, a “contenere con dignità il disprezzo accumulato negli anni”.
Alternava punti a spirale, silenzi molto espressivi e pensieri acidi sull’umanità.
Ogni tanto si fermava, osservava il vuoto con giudizio professionale… e aggiungeva un altro nodo.
Dal fondo della crepa dietro lo scaffale dei libri dimenticati filtrava la solita luminescenza giallo-verde, insieme a quell’odore difficile da definire: tè dimenticato, umidità rispettabile e verità non richieste.
Fu proprio in quel momento che Freya comparve davanti alla crepa con l’aria emotivamente compromessa di chi aveva appena litigato con la realtà.
Dopo un rituale emotivamente discutibile che aveva trasformato il glitter in una forma di vita collettivamente vendicativa, aveva coinvolto una tenda parzialmente in fiamme e almeno tre conseguenze legali ancora da chiarire, Freya si presentò davanti alla crepa con un piattino di biscotti nel disperato tentativo di rendere Clara almeno marginalmente più benevola.
— Ho avuto una giornata difficile.
Dal buio arrivò una pausa lunga. Il tipo di pausa che non è vuota. È piena di valutazioni.
Poi Clara emerse lentamente dal guscio.
— Interessante, — disse. — Di solito le giornate difficili iniziano quando smettete di mentire a voi stessi sulla facilità di certe scelte.
Freya sbatté le palpebre.
— Ecco perché nessuno ti invita alle feste.
— Al contrario. Mi invitano spesso. — Clara avanzò di qualche millimetro, lasciando dietro di sé una scia fosforescente sul pavimento del Solaio. — Ma poi si offendono quando rispondo sinceramente. Il che, — aggiunse, — è un problema loro.
— O tuo.
La lumaca avanzò di qualche millimetro, lasciando dietro di sé una scia fosforescente.
— No, no. Il mio problema sarebbe smettere di rispondere sinceramente. E quello non accadrà. Gli esseri viventi adorano la verità. A condizione che non riguardi loro.
Freya rimase qualche secondo in silenzio, mordicchiando un biscotto.
— Sei insopportabile.
— No. Sono precisa. La precisione viene spesso scambiata per cattiveria da chi vive nel disordine creativo.
Dal fondo della crepa si udì il rumore minuscolo di una tazzina appoggiata con dignità filosofica.
La conversazione era conclusa.

